Le prime notti al campo: Resoconti e testimonianze

Prima notte al campo, 22-23 Settembre: Quindici migranti sono stati respinti dalla Svizzera dopo mezzanotte e nella notte hanno raggiunto il campo a piedi. Gli ospiti sono stati svegliati all’una e operatori Croce Rossa hanno fatto ronda fino alle 3 di notte per controllo badge. I non registrati sbattuti per strada. Raccolti da noi (45) e portati a Rebbio [la cui parrocchia ospita ormai quasi 80 rifugiati], ora tutto pieno. Una ragazza ha lanciato il badge fuori dal campo per far entrare il suo amico: il badge è stato recuperato da operatori Croce Rossa che l’hanno poi allontanata dal campo per punizione.
Il mattino dopo, incontriamo alcuni migranti che confermano queste informazioni. Alcuni di loro sono alloggiati in container con 8 occupanti (contro i 6 anticipati da prefettura e Croce Rossa), con una sola finestrella. Se lasciata aperta, il freddo dell’autunno comincia a pungere. Se chiusa, l’aria si fa immediatamente viziata e sembra di soffocare.
Quando uno di noi siede su una panchina della stazione con un migrante per scambiare due chiacchiere, la polizia li avvicina e chiede di allontanarsi, rimarcando il divieto a “bivaccare nella zona”.

Seconda notte al campo, 23-24 Settembre: Tre solidali sono passati a fare qualche giro di controllo ed eventuale recupero tra la stazione e i container. Fuori dal campo hanno incontrato alcuni migranti conosciuti in stazione. Uno ripete ancora “The Camp is no good, I want to go” e chiede promesse per vederci il giorno dopo. Uno degli altri ragazzi, di cui non so il nome, ha detto che il campo informale alla stazione, rispetto a questo, era meglio, che non mangiano abbastanza e che di notte gli hanno aggiunto due persone in più nei container (ovvero, a un altro container è stato aggiunto il quarto letto).

Oggi è stata male una ragazza, che è stata portata in ospedale. Più tardi un’altra ambulanza a sirena spiegata è entrata nel campo. Non sappiamo le ragioni di queste presumibili emergenze mediche.

Terza notte al campo, 24-25 Settembre: Ieri sera verso le undici e mezza due solidali si sono messi fuori dal portone del campo perché poco prima è arrivata voce di un altro imminente giro di personale Croce Rossa per identificare e allontanare eventuali ospiti non registrati. L’idea era quella di documentare il modo in cui questo avviene e magari raccogliere gli eventuali espulsi. A un certo punto si sentono delle urla e dei rumori che lasciano pensare ad una rissa, e infatti una operatrice della CRI si fa sulla porta e chiama i due vigili appostati ai lati dell’ingresso per intervenire. Contrariamente a quanto lei sperava i due vigili non entrano ma si limitano a chiamare alla radio la questura dando l’allarme. Nel frattempo i due solidali entrano senza troppi problemi e vedono un ragazzo Oromo molto agitato: sbraita pur senza essere aggressivo verso nessuno. Dopo un po’ di sfuriate si calma e la situazione si fa più chiara: pare che due migranti abbiano litigato e che uno abbia lanciato qualche liquido negli occhi dell’altro per poi scappare dalla finestra e uscire di fatto dal campo. In tutto questo sono arrivati sul posto un sacco di polizia, digos, carabinieri e vigili che per quanto non siano praticamente intervenuti si sono avvicinati in massa senza sapere troppo bene cosa fare. Come già notato precedentemente in stazione, la presenza di  manganelli e guanti di lattice contribuiscono solo ad alzare la tensione. Gli operatori Croce Rossa rivelano un comportamento poco professionale: un neo-operatore (che nelle scorse settimane ha passato delle serate in stazione, parlando in arabo con i migranti) atterra il ragazzo, di nuovo agitato, e lo tiene a terra fermo con la forza. Gli altri non sapevano minimamente cosa fare ed erano pronti a lasciare la scena a qualcun altro, ovvero le forze dell’ordine. Fortunatamente non sono arrivate loro per prime. Nel giro di una mezz’ora il ragazzo si calma e un operatore lo accompagna in bagno a lavarsi la faccia e poi nel suo container.

Nel campo informale della stazione situazioni così si sono verificate decine e decine di volte. Il più delle volte si sono risolte con una passeggiata per calmare chi è evidentemente esasperato dalla situazione. Chiaramente l’essere circondato da persone percepite come solidali o amiche, piuttosto che da operatori/controllori pronti a chiamare le guardie appena qualcosa non funziona, evidentemente cambia parecchio le cose.

Tutto questo avveniva sotto gli occhi degli abitanti della casa antistante il campo, che mentre invocavano a una bomba risolutrice di tutti i mali del mondo filmavano la scena e invitavano i solidali a portarsi i migranti a casa propria…

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