Riflessioni POST-CORTEO

Nella serata di giovedì 15 settembre un corteo di oltre 300 tra solidali e migranti ha attraversato le vie del centro di Como. La manifestazione è partita dalla stazione e si è conclusa vicino ai container del campo istituzionale di prossima apertura. Due luoghi particolarmente significativi che rappresentano la ghettizzazione e l’isolamento che colpiscono i migranti in transito in questa città: il parco della stazione, dove i migranti sono stati abbandonati, bloccati dalle frontiere; il campo dei container ormai quasi pronto, dove verrà nascosto alla vista della cittadinanza e della società il problema fondamentale: il sistema dei confini che blocca le persone e la loro libertà di movimento.

Il corteo, è nato dal confronto continuo tra migranti e solidali, e dalla condivisione di un percorso, dalle assemblee che si svolgono ogni giorno in più lingue, dove ci siamo sforzati di costruire momenti di orizzontalità e partecipazione, partendo dalla percezione di un problema comune.

Questo corteo ha visto l’assoluto protagonismo dei migranti, smontando le accuse di strumentalizzazione montate in questi giorni dalla stampa nei confronti dei solidali che l’hanno indetto. La presunzione di chi continua a considerare i migranti come bambini facilmente suggestionabili, incapaci di vera autonomia, e che continua a costringerli in forme più o meno mascherate di assistenzialismo, si è scontrata con questo protagonismo, che nel corteo e nella sua costruzione ha avuto il suo momento culminante. Migranti e solidali hanno condiviso assieme questo momento, non solo di solidarietà, ma anche di lotta contro quei confini che bloccano, imprigionano e deportano. È stata una presa di parola pubblica da parte di coloro che sono costantemente ridotti al silenzio, o che al massimo sono oggetto di gestione da parte di altri, e che finalmente hanno potuto far sentire la propria voce nel centro della città.

Al clima di terrore instaurato dai media locali nei giorni scorsi, con roboanti articoli di quanto questa manifestazione fosse a rischio infiltrazione di non meglio precisati “no borders” e di quanto i migranti fossero delle marionette nelle loro mani, si è risposto con un corteo comunicativo ed energico in cui i veri protagonisti sono stati i migranti stessi. Per tutto il percorso hanno scandito slogan contro le deportazioni, le barriere ed il campo governativo e per la libertà di movimento.

Le provocazioni, semmai, sono giunte dalle forze dell’ordine che hanno messo in campo un esagerato dispositivo di controllo, volto a scoraggiare i partecipanti all’iniziativa e a demonizzare il corteo agli occhi della città. Ma anche dai fascisti che si sono palesati in più punti del corteo provocando i manifestanti; gli stessi che il 26 agosto sono stati autorizzati a sbandierare la loro ignoranza in un presidio fascista e razzista a poche centinaia di metri dal parco, proprio sulla strada che i migranti percorrono per andare alla mensa. A queste provocazioni e strumentalizzazioni autorizzate si aggiunge quella del pomeriggio del 16, il giorno successivo al corteo, quando una sfilata di leghisti e razzisti ha attraversato il parco aggredendo verbalmente i presenti, mentre le forze dell’ordine si schieravano in assetto antisommossa verso migranti e solidali. Mentre si continua a criminalizzare la solidarietà, cercando costantemente di spezzare i legami costruiti in questi mesi di condivisione e di lotta, si lasciano agire indisturbati i rigurgiti fascisti.

i/le solidal* dell’Infopoint

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