Contro le deportazioni – Solidarietà con i/le migranti

Come tutti ormai sanno, da quando la vicina Svizzera ha deciso di chiudere in modo quasi totale le frontiere ai migranti in cerca di asilo e di protezione internazionale, o diretti in altri paesi europei, a Como si è creata una situazione di stallo in cui chi viene respinto dall’autorità doganale elvetica, dopo essere stato sottoposto ad umilianti perquisizioni corporali e recluso per ore o talvolta giorni senza spiegazioni, viene consegnato alla dogana italiana.

Da qui in maniera arbitraria, considerati come dei semplici numeri, alcuni vengono respinti a piedi (molte di queste persone si sono radunate nel parco della stazione di Como San Giovanni) altri vengono caricati su pullman contro la loro volontà e deportati nei cosiddetti hotspot del sud Italia.

Ogni settimana da Ponte Chiasso partono diversi autobus della ditta Rampinini scortati dalla polizia e diretti all’hotspot di Taranto, con a bordo decine di migranti inconsapevoli di quello che sta accadendo loro.

Questa pratica messa in atto dalle autorità italiane, che serve ad “alleggerire la pressione al confine”, di fatto si configura come una grave violazione dei diritti umani in cui non solo si viene ingiustamente respinti, ma anche riportati indietro nel proprio percorso migratorio, ammassati in strutture sature e di carattere detentivo e a volte separati dai propri famigliari.

Il caso più grave è la recente deportazione coatta di 48 sudanesi, raccolti a Ventimiglia e rimpatriati nel loro paese, dove da anni è in corso un guerra civile da cui chi cerca di scappare va incontro a carcerazione, violenze ed abusi.

In Sudan, come in Eritrea, Etiopia e molti altri paesi da cui provengono i migranti, le guerre, le dittature e le insostenibili condizioni economiche che portano a migrare sono diretta conseguenza della destabilizzazione causata da centinaia di anni di imperialismo e sfruttamento. Ora questa massa di persone viene ad esigere una fetta di quei diritti che gli vengono negati e di cui la “fortezza Europa” tanto si vanta di essere baluardo.

Gli interessi politici ed economici che regolano i criteri di accoglienza, la concessione del permesso di soggiorno e l’accesso al lavoro per gli immigrati fanno sì che questi siano costretti a vivere e lavorare in totale subalternità e senza poter rivendicare alcun diritto. Queste logiche sono pura conseguenza degli stessi interessi economici che stanno alla base della precarizzazione di tutti gli aspetti della vita che ciascuno di noi subisce quotidianamente, dal lavoro all’istruzione, alla sanità e a tutti i diritti sociali.

Il modo in cui viene affrontato e gestito il fenomeno migratorio mostra chiaramente come gli stati possano agire al di fuori delle leggi di qualsiasi tipo sulla pelle delle persone. I principi sanciti dai trattati internazionali come Schengen, Dublino III, la Carta dei diritti dell’uomo e la Convenzione di Ginevra si sgretolano di fronte agli interessi economici e politici.

Nell’affrontare la questione quindi è necessario uscire dalla dicotomia che contrappone un approccio puramente assistenzialista e legalitario privo di istanze di cambiamento radicale ad un altro razzista e securitario di chiusura delle frontiere.

Noi riteniamo che non vi possa essere alcuna soluzione che derivi da chi ha interesse nel mantenere questo sistema inalterato, al contrario lavoriamo dal basso per costruire una solidarietà cosciente di queste dinamiche e lottiamo perché non si riproducano più.

 

Mercoledì 07 settembre Presidio di solidarietà

dalle ore 17.00 a Ponte Chiasso in piazza Anna Frank

Domenica 11 Settembre Corteo antirazzista

ritrovo alle 14.00 a Chiasso allo stadio comunale di via Soldini

Alcuni antirazzisti comaschi

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