LE FRONTIERE E IL RAZZISMO UCCIDONO! NON ESSERNE COMPLICE!

Oggi il razzismo ristagna silenziosamente e sottilmente nelle coscienze di molte persone. Alla parola razzismo tutti pubblicamente ne condannano fermamente sia l’atteggiamento sia l’esistenza avvenuta i periodi storici ormai lontani, ma poi, nel vivere quotidiano, l’enfasi scompare e cede alla tacita approvazione della reclusione, persecuzione sociale e la deportazione di persone ree solamente di non avere i documenti in regola.

Questo sentirsi superiori ponendosi come giudici delle vite altrui usando come criterio di giudizio il paese di provenienza, colore della pelle e l’estrazione sociale (gli “extracomunitari” con grandi capitali da investire o interessi economici in Svizzera non hanno nessun problema di permessi) è lo stesso sentimento di superiorità che ha portato i nazisti ad autoproclamarsi “razza” superiore autorizzando la deportazione di migliaia di fasce sociali considerate “sbagliate”, “impure” o minacciose” (gay, zingare, dissidenti politici e ebrei).

Questo parallelismo ad alcuni potrà sembrare forzato, ma ciò solamente perché oggi la persecuzione e la repressione sono più velate e inconsciamente condivise dalle masse, che ammaestrate da TV e media in generale cadono nei vortici degli allarmismi e insicurezze sociali approvando qualunque decisione liberticida che promuova la “sicurezza del cittadino”.

Facendo leva sulle paure usate per disciplinare la popolazione, l’immagine del migrante è diventata quella di una persona illegale, ospite di un paese che la vorrebbe solo come manodopera a basso costo, usa e getta, un comodo capro espiatorio per distogliere l’attenzione dalle reali cause del disagio sociale.

Viviamo in un mondo paradosso di se stesso, dove forze politiche democratiche professano libertà e uguaglianza dove la merce viene prima delle persone e gli interessi prima degli esseri umani. Il benessere occidentale è la principale causa di sfruttamento, morte e sofferenza nei paesi dell’emisfero sud. L’industria bellica della “neutrale” Svizzera trae profitto, tramite l’esportazione di armi, dalle guerre che colpiscono i paesi delle persone che forzate dalle circostanze si spostano dal proprio paese in cerca di una vita dignitosa. La sofferenza da noi generata ci bussa alla porta.

Chiudergliela in faccia significa alimentare la stessa morte e sofferenza che abbiamo creato, restare indifferenti vuol dire esserne complici!

Centinaia di persone sono oggi bloccate alla stazione di Como San Giovanni in attesa di continuare un viaggio per cui hanno e continuano tutt’ora a rischiare la loro stessa vita.

La causa di questa situazione è la totale chiusura delle frontiere svizzere, in particolare in Ticino.

Ogni giorno guardie di confine svizzere perquisiscono i treni provenienti dall’Italia prelevando di forza queste persone, utilizzando come criterio di scelta il colore della pelle.

Trattate come merce di scarto vengono identificate, schedate e deportate in Italia.

Nostro nemico non sono i/le migranti ma questo regime democratico, nostro nemico è il politicante che strumentalizza il fenomeno dell’immigrazione in modo da distogliere l’attenzione dai reali motivi che caratterizzano le problematiche di questo sistema.

Nostra nemica è la frontiera che decide il valore o meno di un essere umano, nostri nemici sono il sistema capitalista, ogni razzismo e nazionalismo.

ROMPI IL SILENZIO E PRENDI POSIZIONE CONTRO LA CHIUSURA DELLE FRONTIERE!

Nemiche e nemici di ogni frontiere

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